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Torna la rubrica cinematografica del blog delle Biblioteche di Valsamoggia: ogni mese sceglieremo una nuova uscita cinematografica, la recensiremo per voi e proveremo a consigliarvi qualche titolo presente nel nostro patrimonio

 

Il titolo di gennaio è

Piccole donne

Greta Gerwig, 2020

In sala dal 9 gennaio

 

Non le avete mai viste così. Così fresche, così moderne, così poco costruite e “agghindate”, così vere.

Così pestifere e lamentose, così talentuose e sagge, così oneste e sognanti, così sincere e pratiche.

Parte dal mezzo, Greta Gerwig, per iniziare il racconto delle quattro sorelle March: ci troviamo in medias res ad assistere alle vicende editoriali di Jo, ai battibecchi amorosi tra Amy e Laurie, alle ristrettezze coniugali di Meg, alla malattia di Beth. Come se ci facesse entrare in famiglia, le lacune della trama trovano pian piano i loro contenuti, svelandoci il passato mentre si vive il presente.

Così ci intrufoliamo nella vita delle quattro ragazze e di tutti i personaggi che gravitano loro attorno: i genitori e la tata; Theodore Laurence detto Laurie, amico fraterno in odor di romanticismo; corteggiatori come John Brooke e Fred Vaughn; Fritz Bhaer, professore dall’anima intellettualmente affine; il vecchio signor Laurence che farebbe di tutto per rendere felice la famiglia March.

Come sono cresciute, queste ragazze? Chi è responsabile della formazione e dell’educazione di queste piccole donne?

Al primo posto, certamente, la loro mamma, che in questo film si conquista finalmente l’importanza e la considerazione che le è dovuta. Il cinema ci ha abituato a una Marmee March cara e paziente, altruista e affaccendata, che educa le sue ragazze alla gentilezza e le sprona a coltivare i propri talenti e ricercare la felicità. Un personaggio che aveva già dentro di sè il seme della libertà di pensiero e di azione, ma che concretamente incarnava l’angelo del focolare. Qui ne abbiamo una rappresentazione meno assoluta, non Santa Marmee ma Marmee umana, che cerca di fare del suo meglio per reggere il peso della famiglia in assenza del marito, marito che – si capisce bene – non è un capo famiglia cui tutto è dovuto ma un fedele compagno di vita e di lavoro. Una madre che, da sua stessa ammissione, si arrabbia tutti i giorni, ma si sforza di non cedere alla furia e al dolore, e a sostenere la causa del suo paese in una guerra che le ha portato lontano il marito. Padre e compagno affettuoso, il signor March è insegnante e pastore, abolizionista e dalla parte dei più poveri, e sostenitore della parità di genere: ha sempre insegnato alle proprie figlie a pensare con la loro testa e a farsi valere in quanto esseri umani. C’è poi Anna, la governante con le proprie ferme idee ma attaccatissima alla famiglia.

E infine, a dispensare giudizi e sputare sentenze, abbiamo la zia March. Sotto l’acidità che la contraddistingue, il film ci fa cogliere la vera essenza del suo pensiero: i suoi bruschi e autoritari consigli nascondono la sua preoccupazione per la il futuro della famiglia e la sorte delle ragazze. Sa bene come sia fatto il mondo, e cosa significhi essere una donna: zia March ha il pensiero fisso del matrimonio ricco e d’interesse non perché di mentalità chiusa e attaccata alla figura della donna sottomessa, ma perché sa bene che per una donna, all’epoca, le possibilità di emancipazione sono infinitesimali.

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Con chi abbiamo a che fare dunque? Chi sono Meg, Jo, Beth ed Amy?

Sono ragazze aperte e determinate, piene di pregi e difetti, le cui aspirazioni cozzano inevitabilmente con le scelte che vogliono e possono compiere.

Meg si sposa per amore ma si ritrova incastrata nel ruolo di mamma e moglie, in perpetuo confronto con le amiche più ricche; Jo ha pianificato per sè una vita piena di parole e priva di matrimonio, ma soffre di solitudine; Amy, artisticamente frustrata, sa che dovrà fare un buon matrimonio e rinunciare per sempre all’amore; la povera e tranquilla Beth si rifugia in casa con la sua musica in attesa del suo destino pre-antibiotici.

Nonostante le sofferenze, però, rimangono ferme nelle loro convinzioni e si aggrappano a ciò che di bello la loro vita e il loro impegno concede loro. Mai come adesso, possono rappresentare un modello da seguire per le nuove generazioni: le loro vite, a prima vista così lontane dalle nostre, in realtà lo sono ben poco. Sarebbe bello pensare di aver abolito tutto gli ostacoli che si sono trovate davanti loro, ma non è così. Le donne di oggi devono ancora affrontare sfide simili, e probabilmente ne sono meno consapevoli di quanto lo fossero Meg, Jo, Beth ed Amy: per questo possono ancora insegnarci qualcosa.

 

Greta Gerwig gioca con questa storia, così nota, per veicolare messaggi antichi e modernissimi sulla condizione delle donne e delle autrici in generale, facendo emergere corrispondenze tra l’autrice del romanzo – Louise May Alcott, autrice progressista, zitella per scelta, che ha riversato buona parte della sua vita nei propri racconti – il personaggio di Jo e il suo essere regista e attrice, in un modo comandato dagli uomini tanto ieri quanto oggi. Le ambigue scene in cui il confine tra il personaggio Jo e Jo-Louise diventa sottilissimo, da sole, valgono una visione del film.

Il cast ben orchestrato – con interpreti già noti alla regista, come Saoirse Ronan e Timothée Chalamet, protagonisti di Lady Bird – contribuisce a svecchiare e concretizzare questo racconto classico, che diventa molto meno lezioso e manierista delle versioni della vecchia Hollywood e allo stesso tempo meno crudo e pesante del film del 1994, perché leggerezza, bellezza e armonia sono parole chiave nel vocabolario della Gerwig (basta prestare attenzione alla colonna sonora di Alexandre Desplat).

Un film apprezzato dalla critica – ben 6 nomination agli Oscar, di cui un paio praticamente già assegnati – che, si spera, possa avvicinare alla storia anche un pubblico maschile, solitamente riluttante alla lettura dell’opera e alla visione delle pellicole. Ma se un’opera con protagonista maschile spesso incarna storie universali, non si capisce bene perché nel 2020 un film con quattro donne protagoniste debba essere destinato soltanto alle donne. Non lo è, non avete scuse.

 

Se la recensione vi ha interessato…correte al cinema!

Se avete già visto il film e/o volete sapere qualcosa di più sulla regista, l’ambientazione, e le quattro sorelle di Concord, vi consigliamo:

 

 

Il libro e le altre versioni cinematografiche:

 

Piccole donne, Louise May Alcott

varie edizioni, Biblioteca di Castello di Serravalle, Biblioteca di Crespellano, Biblioteca di Monteveglio, Biblioteca di Savigno

 

Piccole donne crescono, Louise May Alcott

varie edizioni, Biblioteca di Castello di Serravalle, Biblioteca di Crespellano, Biblioteca di Monteveglio, Biblioteca di Savigno

 

Piccoli uomini – I ragazzi di Jo, Louise May Alcott

varie edizioni, Biblioteca di Castello di Serravalle, Biblioteca di Crespellano, Biblioteca di Monteveglio, Biblioteca di Savigno

 

Piccole donne 

2013, B. Masini, da Louise May Alcott, Classicini

 

Piccole donne

1994, G. Armstrong – Mediateca di Bazzano, Biblioteca di Crespellano

 

Piccole donne

1949, M. LeRoy – Biblioteca di Crespellano

 

Piccole donne

1933, G. Cukor – Biblioteca Sala Borsa

 

Piccole donne

2007, liberamente adattato da Geronimo Stilton

 

 

Su Greta Gerwig:

 

Lady Bird

2018, G. Gerwig – dal mese di febbraio ammesso al prestito presso la Mediateca di Bazzano

 

Frances Ha

2015, N. Baumbach – Mediateca di Bazzano

 

 

 

Sul periodo storico:

 

Lincoln

2012, S. Spielberg, biografico – Mediateca di Bazzano, Biblioteca di Crespellano

 

Ritorno a Cold Mountain

2003, A. Minghella, storico – Biblioteca di Crespellano

 

Via col vento

1939, V. Fleming, storico – Mediateca di Bazzano, Biblioteca di Crespellano