Progetto senza titolo (1)

Lunedì 5 marzo la Libreria Carta Bianca di Bazzano ha avuto come ospite lo scrittore Massimo Carlotto, uno dei principali esponenti del noir italiano. Maddalena ha partecipato per noi alla serata e vi racconterà qualcosa di quello che è emerso dalla chiacchierata.

Il pretesto è stato la presentazione del suo libro “Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane”, ultimo romanzo della serie che ha come protagonista l’Alligatore, investigatore molto particolare che si trova più a suo agio fra malavitosi che tra poliziotti e magistrati.

Durante la serata si è poi spaziato a parlare della sua carriera letteraria, dei suoi personaggi e dei luoghi che compaiono nella sua narrativa.

Ad intervistarlo Paola (che insieme a Beatrice gestisce la libreria), che comincia la conversazione partendo proprio dal titolo del libro. Le pare che le parole in esso contenute creino fin da subito un ambiente retro’, ci rimandino ad un mondo passato che non esiste più. E Carlotto conferma l’intenzione di voler creare un clima d’altri tempi?

Lo scrittore racconta che già dal 1995, quando si è avvicinato al romanzo poliziesco, ha scelto di raccontare personaggi che permettessero di assumere un punto di vista esterno rispetto alla società: “fuorilegge” che vivono ai margini, illegali, talvolta banditi, che vengono rifiutati dalla società ed a loro volta la rifiutano. Questo starne fuori permette loro (e quindi al narratore) di osservarla e raccontarla con lucidità.

Tali “irregolari” appartengono ad un mondo criminale che non esiste più, un mondo di contrabbandieri dalle dimensioni etiche, caratterizzato da un certo tipo di solidarietà interna. Nel nord Italia degli anni ’70 esisteva realmente questo tipo di criminalità che aveva contiguità con la politica, che ha cercato di opporsi all’infiltrazione mafiosa, che diceva no alla prostituzione, al traffico di stupefacenti e al traffico di opere d’arte, che erano di tutti e che quindi non si potevano toccare. Si trattava di un mondo criminale di cui nessuno ha nostalgia, ma che era molto diverso dalla criminalità moderna.

Questo romanzo, partendo proprio dai suoi protagonisti, rappresenta un punto di svolta, dice Carlotto: racconta la fine di un’epoca, racconta la storia del nostro paese attraverso l’evoluzione della sua storia criminale, fino ad arrivare a farci chiedere dove stiamo andando e perché oggi viviamo in un mondo cosi’ brutto.

La criminalità passata ci fa riflettere su quanto sia terribile, insidiosa ed estesa la criminalità moderna.

Le domande di Paola vertono poi sul tema dei luoghi narrati: Nordest italiano, Argentina, Sardegna..

Carlotto cita Loriano Macchiavelli come suo (ed anche di altri scrittori) maestro, perché il primo ad usare il territorio come un vero personaggio ed e’ stata proprio la descrizione dei territori a rendere interessanti gli autori italiani per l’editoria straniera. Uno dei luoghi più raccontati dallo scrittore è il Nordest italiano: un territorio straordinario, dove sono accaduti eventi importanti, un luogo di confine dove sono arrivate tutte le mafie, e punta di diamante di alcuni nuovi organismi criminali (lavoro nero dei migranti, evasione delle imposte, traffico di scorie industriali) che hanno creato un ponte di corruzione fra imprenditoria, banche e politica, cosi’ ben funzionante da essere persino stato esportato altrove. Ora questo territorio è profondamente infiltrato dalle mafie, ma la popolazione lo accetta perché ciò sostiene la produttività del territorio.

Altri luoghi da lui conosciuti molto bene e raccontati con estremo approfondimento sono ad esempio l’Argentina, di cui narra con passione un periodo drammatico nel romanzo inchiesta Le irregolari (1998), oppure la Sardegna di Perdas de Fogu (2008), altro libro inchiesta sotto forma di romanzo che indaga su sperimentazioni militari probabili cause di patologie tumorali che hanno investito gli abitanti del luogo.

La maggior parte dei suoi romanzi sono frutto di inchieste: Carlotto dice ispiratosi al grande scrittore francese Jean-Claude Izzo, il quale diceva di inserire gli atti giudiziari nella realtà dei romanzi ed è esattamente quello che lui stesso fa. Ed è anche una tendenza già diffusa in tutta Italia, dove il giornalismo d’inchiesta non esiste più: le stesse forze dell’ordine, i magistrati o gli stessi giornalisti che vogliano raccontare vicende o i risultati delle loro indagini lo fanno ormai solo tramite la forma del romanzo.

E pensare che Massimo Carlotto non voleva nemmeno fare lo scrittore! Il suo desiderio era diventare farmacista.

Ma apparteneva ad una famiglia di grandi lettori e narratori, dove la tradizione di raccontarsi storie sopravviveva da generazioni e questo lo ha inevitabilmente portato a tentare di raccontare anche la sua storia personale: nel 1994 scrisse il suo primo romanzo, Il fuggiasco (sua autobiografia), finito nelle mani della curatrice editoriale Grazia Cherchi, la quale gli disse che avrebbe dovuto mettersi a scrivere seriamente. Lui le diede ascolto e lei gli ha insegnato il mestiere di scrittore che fortunatamente non ha ancora abbandonato!

Serata particolarmente piacevole, interessante, che ha permesso di approfondire alcuni temi e di conoscere personalmente uno scrittore di grande qualità.

Se foste interessati a leggere qualche suo romanzo nelle biblioteche di Valsamoggia potete trovarne parecchi.

 

Chiedete consiglio ai vostri bibliotecari!!!

LIBRI NELLE BIBLIOTECHE DI VALSAMOGGIA