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Oggi vi portiamo, insieme alle classi prime delle scuole secondarie di primo grado di Valsamoggia, alla scoperta dell’Ecomuseo della collina e del vino di Castello di Serravalle.

Intanto … se molti sanno cos’è un museo, pochi sanno cos’è un Ecomuseo.  Un Ecomuseo è un Museo che non ha necessariamente “pareti” ma che coinvolge tutto il territorio, è fatto di oggetti, edifici storici, elementi del paesaggio, di conoscenza diretta del territorio e delle attività che gli abitanti vi hanno svolto e vi svolgono: è lo specchio dell’identità della comunità locale in tutte le sue manifestazioni (culturali, economiche, sociali, linguistiche…), dell’interazione tra uomo ed ambiente e della sua evoluzione nel tempo.

Scopri gli Ecomusei dell’Emilia-Romagna

Nel nostro Ecomuseo si parla anche di vite. Il motivo è lampante e salta agli occhi già avvicinandosi in auto, in bici, a piedi o in autobus, come è stato per i nostri ragazzi: i terreni circostanti sono ancora oggi pieni di filari. Al loro arrivo le classi sono state accolte da Luigi Vezzalini e Francesca Casadio che li hanno accompagnati all’interno del borgo, con uno sguardo al paesaggio che circonda la collina, in un percorso a ritroso nel tempo per capire come la coltivazione della vite, abbia lasciato e lasci tuttora segni sul territorio. Si è parlato di vitigni, di andamento dei filari, di vite maritata ( e non), di prodotti, di forza lavoro e di attrezzi.

Una volta giunti alla Casa del Capitano, dove è esposta la collezione e da cui partono gli itinerari sul territorio, i ragazzi hanno potuto osservare una delle prime testimonianze della produzione di vino in Valsamoggia: il dolio vinario proveniente dall’insediamento rustico di età romana di Mercatello. La sua capacità è stata calcolata attorno ai 1000 litri, equivalenti a circa 40 anfore (1 amphora = litri 26 circa), assimilabile quindi ai grandi contenitori di 40 e anche 50 anfore citati da Catone e Columella e destinati prevalentemente a contenere vino e, a volte, anche granaglie. Il particolare contesto del dolio di Mercatello, ne implica un utilizzo come contenitore per vino: esso era infatti collegato, tramite una canaletta, costituita da coppi di reimpiego, ad un turcularium, un torchio, di cui rimaneva solo la base, in ciottoli e coccio pesto.

Oltre ai reperti archeologici, all’interno dell’Ecomuseo sono conservati attrezzi che rimandano ad un passato prossimo della coltivazione e della lavorazione dell’uva, come per esempio imbottigliatrici, tappatrici, filtri e cannelle per spillare il vino. Questi oggetti sono visibili anche on line sulla piattaforma PatER (Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna) dell’Istituto Beni Artistici Culturali e Naturali.

Scopri alcuni dei reperti dell’Ecomuseo

Per chi ancora non ha visitato l’Ecomuseo della collina e del vino di Castello di Serravalle, dopo questo articolo, non ci saranno più scuse: dovete fare un giro al Borgo di Castello, magari di domenica pomeriggio, quando l’esposizione è aperta, magari proprio il 30 aprile, in occasione della Festa del  Vino in anfora. Cosa scoprirete?

Scoprirete un luogo dove il tempo si è fermato, dove alcuni oggetti rimandano a un passato, a volte remoto, a volte più recente, in cui le vite di uomini comuni si intrecciano con la storia del territorio che hanno abitato, modificato e su cui hanno lasciato la propria impronta.

Scoprirete anche che, in realtà, il tempo si è fermato solo apparentemente, perché le azioni di oggi sono il risultato di quelle di ieri, e se diverse aziende vitivinicole del nostro territorio oggi si sono avvicinate alla produzione del cosiddetto “Vino in anfora”, riscoprendo metodi e sapori antichi, forse un motivo ci sarà … venite a scoprirlo

Festa del vino in anfora
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